Indietro

Personaggi

Domenico Riccardo Peretti Griva

«E’ necessario che il popolo senta fin dalle prime ore che la Giustizia è presente, che i membri dell’ordine giudiziario sono rimasti in mezzo a lui, ai loro posti, e che l’opera di rivendicazione delle vittime innocenti e di punizione dei colpevoli è già in corso»

Nome di battaglia:
Tipo: Intellettuali
Data di nascita: 1883
Data di morte: 1962
Luogo di nascita: Coassolo Torinese
Luogo di morte: Torino
Nazionalità: Italiana
Regioni di azione: Piemonte
Operativo fuori zona di nascita: No
Morto in guerra: No
Descrizione
Ultimo di dieci figli, Peretti Griva cresce in una famiglia alto borghese della provincia torinese, imparentata con l’ex presidente del consiglio Facta. Il padre, di professione notaio, ricopre per anni la carica di sindaco a Coassolo nella valle di Lanzo. Laurato in diritto penale all’Università di Torino, appassionato di alpinismo e di fotografia, entra in magistratura nel 1908, dove svolge una lunga e luminosa cariera: da pretore a Mongrando fino a primo presidente della Corte d’Appello di Torino. Tra il 1915 e il 1918 è impiegato come giudice presso il Tribunale militare della III Armata. Nel 1915 si sposa con Angela Gallia, dal rapporto con la quale nasce la figlia Maria Teresa, che nel 1941 sposerà Alessandro Gallante Garrone. Magistrato piemontese di impronta risorgimentale, si contraddistingue nella sua attività per un profondo culto dello Stato e un fiero spirito d’indipendenza. Durante gli anni del regime, animato da antifascismo culturale si batte per la difesa legalitaria del diritto: nel 1931 presiede presso il Tribunale di Piacenza un processo contro tre fascisti imputati di aver aggredito un avvocato antifascista e difesi dal gerarca Roberto Farinacci; nel corso delle cerimonie ufficiali si rifiuta di indossare la camicia nera, costringendo il superiori a dispensarlo da tali manifestazioni in quanto mai iscrittosi al Partito nazionale fascista; nel 1939 emette una sentenza che, contravvenendo le disposizioni ministeriali, esclude i nati da matrimoni misti dalla soggezione alle leggi razziali. Durante la Repubblica sociale italiana si pone alla testa dei giudici torinesi che rifiutano il giuramento di fedeltà al nuovo Stato fascista e riesce ad ottenere dal ministro della Giustizia Piero Pisenti l’esonero dei magistrati. Il 20 luglio 1944 il CLN piemontese, in previsione della fine del conflitto, lo nomina Primo presidente della Corte d’appello di Torino – carica confermata nel dopoguerra – conferendogli poteri eccezionali, tra cui la possibilità di dispensare dal servizio per collaborazionismo magistrati e cancellieri. Non appena insignito di tale funzione, Peretti Griva invia ai presidenti di tribunale e ai procuratori del re del Piemonte una circolare segreta in cui predispone le misure organizzative necessarie affinché nel momento dell’insurrezione la giustizia sia assicurata dai tribunali e non dalla piazza. Nei mesi successivi collabora attivamente alla stesura dei provvedimenti di natura normativa del CLN Piemonte e nel 1945, dopo la Liberazione, ricopre la funzione di vice-commissario per l’epurazione. Tra il 1953 e il 1956 pubblica due testi autobiografici, da cui emerge il profilo di un magistrato colto, tecnicamente preparato, con la 'schiena dritta', ma capace anche di mescolare queste qualità con il buon senso e il rispetto verso il popolo in nome del quale si amministra la giustizia. Nel 1953 Ferruccio Parri gli propone di candidarsi nelle liste di Unità popolare, ma Peretti Griva rifiuta l’impegno politico in prima persona, preferendo appoggiare il movimento dall’esterno.
Fasi
FASE I - Dal 10/06/1940 al 07/09/1943
FASE II - Dal 08/09/1943 al 31/12/1943
FASE III - Dal 01/01/1944 al 03/06/1944
FASE IV - Dal 04/06/1944 al 12/11/1944
FASE V - Dal 13/11/1944 al 08/04/1945
FASE VI - Dal 09/04/1945 al 02/05/1945
FASE VII - Dal 03/05/1945 al 03/06/1946
Aree
Nord Ovest
Eventi
Temi
Antifascismo e Resistenza
Bibliografia
D. Peretti Griva, Esperienze e riflessioni di un magistrato, Torino 1953
Documenti sull’organizzazione clandestina della giustizia, “Il Movimento di Liberazione in Italia”, 6, 1959, 10-39
G. Garrone, Una spina dorsale, in I miei maggiori, Milano 1984, 324-334